(fonte www.inail.it)

La circolare n. 71/2003 dell’Inail prevede la possibilità da parte dello specialista che valuterà il caso, di utilizzare test psicodiagnostici ad integrazione dell’esame obiettivo. Si riporta, nelle pagine che seguono, la descrizione dei test più significativi e più frequentemente utilizzati.

Introduzione

Lo studio della personalità

La psicodiagnosi, con i suoi strumenti e le sue tecniche, rappresenta un sussidio valido e spesso insostituibile nella valutazione del disagio che il lavoratore riporta al medico.

È bene sottolineare che l’esame psicodiagnostico viene spesso confuso con la somministrazione di test. Questa è solo una semplificazione. La valutazione psicodiagnostica si fonda sull’integrazione tra i test, la valutazione clinica diretta (colloquio e osservazione) e l’anamnesi.

Nel caso dei disturbi conseguenti all’esposizione a stressors psicosociali e in sede di valutazione, la somministrazione di test e reattivi è fondamentalmente mirata a due aspetti fondamentali: la valutazione della personalità e la valutazione delle abilità cognitive.

È ormai largamente diffusa la consapevolezza, infatti, da parte dei medici di tutte le specialità, che la comprensione del malessere, in particolare quando questo si esprime sul piano emozionale e comportamentale, non può prescindere da un inquadramento di quella che è la personalità del paziente. Non può fare a meno, cioè, di riferirsi al modo in cui la gestione delle emozioni e delle relazioni interpersonali, il sistema dei valori, convinzioni e aspettative riguardo al mondo, le sue risorse e potenzialità cognitive, lo stile con cui fa fronte alle difficoltà del vivere quotidiano, si sono integrate in un’insieme di funzionamento stabile che dà senso all’esperienza quotidiana della persona. Questo insieme di modalità stabili di funzionamento della persona è appunto la personalità.

Gli strumenti

Lo studio scientifico della personalità ha visto prevalere il test come strumento di indagine privilegiato, seppure affiancato, come già evidenziato, dall’osservazione diretta e dal colloquio.

Il test psicologico comporta la “misurazione obiettiva e standardizzata di un campione di comportamento” (Anastasi, pp. 49). Esso si basa sulla presentazione sistematica di stimoli specifici, presentati in condizioni standardizzate, che vanno ad elicitare risposte valutabili ed interpretabili quantitativamente, sulla base di alcuni principi statistici.

Il principio statistico fondamentale è quello che fa riferimento al concetto di norma. Infatti, il test somministrato a campioni rappresentativi della popolazione generale, ci fornisce, attraverso i punteggi medi, un’idea della normalità statistica rispetto ad una particolare funzione psicologica.

I test psicologici possono essere classificati in vari modi: secondo la caratteristica dello stimolo, il tipo di comportamento elicitato, la modalità di risposta del soggetto.

Una classificazione utile per i nostri scopi è quella di Boncori (1993):

  • Test Cognitivi: prove di abilità tendenti a misurare l’efficienza intellettiva in generale (l’intelligenza), o funzioni cognitive specifiche. Possono essere verbali e pratiche ed essere più o meno influenzate dal livello di scolarità del soggetto o dalla sua padronanza della lingua.
  • Test non Cognitivi: una grande varietà di prove di varia natura che hanno in comune il tentativo di misurare aspetti della personalità. A loro volta questi strumenti possono essere classificati in proiettivi e non proiettivi (ad es. i questionari).

Alla categoria dei test proiettivi appartengono quegli strumenti che, all’interno di condizioni ben definite, richiedono risposte spontanee e creative da parte del soggetto. L’ipotesi proiettiva (Rapaport) presuppone che il comportamento di una persona nel rispondere ai test metta in evidenza le modalità tipiche del suo funzionamento mentale, cioè proietti in esso qualcosa della sua personalità. I questionari, pur non essendo del tutto immuni da fenomeni proiettivi, richiedono invece risposte poco variabili (vero o falso, o a scelta multipla) che rendono più precisa la misurazione.

Tre test fondamentali

Di seguito vengono illustrati tre strumenti psicodiagnostici, che per le potenzialità dimostrate in molti decenni di utilizzo da parte di professionisti in tutto il mondo, per la mole di letteratura di ricerca accumulata, rappresentano dei riferimenti insostituibili per la psicodiagnosi.

Ognuno di per sé mette in evidenza una vasta porzione della personalità, insieme costituiscono una batteria psicodiagnostica che lascia inesplorati pochissimi aspetti del funzionamento mentale. La loro utilità in ambito di valutazione del danno psicosociale deriva dalla loro proprietà di fornire, seppur con modalità diverse, informazioni sulla personalità del soggetto e sulla compatibilità del risultato del test con le altre valutazioni diagnostiche; essi costituiscono una utile integrazione all’esame clinico poiché, attraverso le risposte ottenute dai soggetti, è possibile definire la struttura di personalità, la sincerità della persona che si sottopone a valutazione, la presenza di aspetti o di complessi sintomatologici non emersi nel corso dell’esame clinico.

La scelta di quali test utilizzare per l’approfondimento diagnostico di ciascun caso è affidata alla competenza dello psicologo che, sulla base delle osservazioni raccolte nei colloqui preliminari, stabilisce il dominio di maggiore interesse ed attinenza attraverso cui condurre la fondamentale operazione di diagnosi differenziale tra patologie endogene pregresse e patologia professionale.

La WAIS-R

La Wechsler Adult Intelligence Scale-Revised (WAIS-R) è l’edizione più recente e adattata in italiano delle scale di intelligenza create da David Wechsler (1958, 1981). Si tratta di un insieme di subtest che indagano le abilità cognitive, verbali e pratiche, negli adolescenti e negli adulti.

L’innovazione principale introdotta dalle scale di Wechsler consiste nel superamento della visione della misurazione dell’intelligenza basata sul calcolo del quoziente intellettivo (Q.I.), inteso come rapporto tra età mentale e cronologica (QI= EM/EC), sostituendolo con il concetto di QI di deviazione.

Con il concetto di età mentale si intendeva attribuire alle persone un livello di prestazione intellettiva paragonabile a quella tipica della media degli individui di una determinata età. Nelle scale di Wechsler, invece, la prestazione dell’individuo viene confrontata con quella della popolazione generale. Viene inoltre misurata l’efficienza delle diverse funzioni, che sono alla base dei subtest, all’interno di uno stesso soggetto.

Per attuare il confronto della singola performance con quelle della popolazione generale, vengono usati i punteggi standard, con media uguale a 100 e deviazione standard uguale a 15, che consentono di valutare quanto un soggetto “devia” dall’andamento della popolazione di appartenenza. Tali punteggi, inoltre, sono stati calcolati in base a ciascuna età considerata.

Secondo Wechsler, l’intelligenza è una capacità globale che fa riferimento al modo in cui l’individuo comprende e affronta la vita quotidiana; egli la concepisce come una capacità mentale superiore di tipo globale e di natura multidimensionale. Tutte le abilità mentali superiori rivestono lo stesso peso nella determinazione dell’intelligenza globale; esse fanno riferimento a comportamenti intelligenti di tipo verbale e non verbale.

La WAIS-R si compone di 11 subreattivi che valutano le diverse abilità mentali superiori; di questi, 6 sono finalizzati alla misurazione dell’intelligenza verbale (Informazione, Memoria di cifre, Vocabolario, Ragionamento aritmetico, Comprensione, Analogie) e 5 di quella di performance (Completamento di figure, Riordinamento di storie figurate, Disegno con i cubi, Ricostruzione di oggetti, Associazione di simboli a numeri).

I criteri di somministrazione sono riportati nel manuale della WAIS-R (Wechsler, 1981). L’esperienza clinica dimostra che il comportamento del soggetto durante le varie prove può evidenziare caratteristiche psicologiche, quali la tenacia o la tendenza rinunciataria, la paura di sapere poco o la preoccupazione di mostrarsi colto, inclinazioni ossessive ecc. Inoltre, risulta utile indagare sulle cause del fallimento relativo a particolari item o subtest (a prova conclusa), in modo da comprenderne il processo di pensiero che ne è alla base.

FUNZIONI MENTALI IMPLICATE NEI SUBTEST DELLA WAIS-R

  • Informazione. Valuta la capacità del soggetto di recepire le informazioni dall’ambiente, la sua curiosità e suoi interessi. È più influenzata dall’ambiente familiare e dall’educazione ricevuta, che non dal livello di istruzione raggiunto.
  • Memoria di cifre. Mette in luce la capacità del soggetto di mantenere vigile l’attenzione e di indirizzarla correttamente verso il compito da svolgere. Ha una scarsa relazione con l’intelligenza in generale, ma è molto utile per ricavare indicazioni relative a sindromi organiche o a funzioni neuropsicologiche, come la memoria a breve termine.
  • Vocabolario. Evidenzia le capacità derivate, in primo luogo, da acquisizioni dovute all’ambiente familiare, poi a quello scolastico. È un ottimo indice di intelligenza che rimane costante nel tempo.
  • Ragionamento aritmetico. È un valido criterio di intelligenza che valuta la capacità del soggetto di utilizzare le competenze matematiche per affrontare i problemi quotidiani. Necessita di una buona memoria di lavoro, e di adeguate capacità recettive e di concentrazione.
  • Comprensione. Indaga sulla capacità di acquisire informazioni utili dall’ambiente per usarle in modo socialmente appropriato. Fa riferimento ad una capacità di ragionamento pratico e al giudizio morale.
  • Analogie. È un ottimo indice di intelligenza astratta, implica la capacità di comprendere le caratteristiche rilevanti comuni a vari oggetti.
  • Completamento di figure. Valuta la capacità di analisi e riconoscimento visivo. Necessita di una buona capacità di attenzione e concentrazione, ma anche di un buon livello di familiarità con gli oggetti comuni.
  • Riordinamento di storie figurate. È considerata una buona misura dell’intel-ligenza di performance; esso valuta le capacità di percepire e organizzare gli stimoli secondo una relazione spaziotemporale e di causa-effetto. È collegata alla capacità di generalizzazione e di anticipazione mentale.
  • Disegno con i cubi. È un ottima misura dell’intelligenza generale; esso è legato alla capacità di pianificazione, alla manipolazione delle immagini mentali, al pensiero concreto ed astratto. È un subtest visuo-motorio che valuta anche la capacità del soggetto di portare a termine un lavoro.
  • Ricostruzione di oggetti. Richiede la capacità di mettere in relazione più elementi e una abilità nella raffigurazione anticipatoria. È influenzata dalla capacità di orientamento spaziale e di coordinazione dei tentativi di soluzione.
  • Associazione di simboli a numeri. Misura l’abilità di apprendimento di schemi visuo-motori. Necessita di capacità di attenzione, di destrezza visuo-motoria, coordinazione della mano, nonché di velocità e accuratezza.

Le risposte bizzarre o insolite, presenti in qualsiasi sub-reattivo, sono indicative di aspetti importanti della personalità; pertanto vanno valutate in relazione al quadro generale che emerge dalla valutazione cognitiva.

L’interpretazione dei risultati: il Q.I totale, il Q.I. verbale, il Q.I. di performance

L’interpretazione dei punteggi alla WAIS-R è molto complessa. Si tratta di un tipo di operazione che deve essere fatta tenendo in considerazione molteplici fattori tra cui: il comportamento del soggetto al test, i risultati da lui ottenuti, le condizioni ambientali in cui si è svolto il test.

Il punto di partenza dell’interpretazione è il Q.I. totale; esso sintetizza il rendimento generale al test, ed offre un’ampia valutazione dell’abilità intellettiva e della capacità di problem solving in campo scolastico, nel lavoro e nella vita quotidiana. Il Q.I. totale corrisponde al fattore g che rappresenta la “quota” di abilità generale presente in tutte le attività mentali. Un alto punteggio del fattore g corrisponde ad un buon livello di prestazione in ogni tipo di abilità mentale.

Il Q.I. totale ha media 100 e deviazione standard 15. La sua interpretazione ha carattere normativo, in quanto, il suo significato deriva dal con-fronto fra la prestazione del soggetto e quella del campione di riferimento.

Il Q.I. totale può essere influenzato da molti elementi: dalla capacità cognitiva del soggetto, dalla capacità di concentrarsi sui compiti presentati, dallo stato del S.N.C., da precedenti esperienze educative e sociali. Ovviamente, difficoltà visive, uditive, di linguaggio e di coordinazione motoria possono influenzare lo svolgimento del test.

Inoltre, la WAIS-R suscita, come tutti i test, una notevole ansia da prestazione.

Il Q.I. totale è composto da: Q.I. verbale e Q.I. di performance. Questa distinzione aiuta a valutare le diverse potenzialità che un individuo può avere nel trattare con problemi che comportano l’uso di parole e di simboli, oppure con problemi che richiedono la manipolazione di schemi visuo-motori (Wechsler, 1958).

Il Q.I. verbale, basato sui risultati ai sei subtest verbali, ci dà un’indicazione della comprensione verbale, dell’abilità ad usare il ragionamento nella risoluzione dei problemi, e della capacità di apprendere materiale verbale.

Il Q.I. di performance si basa, invece, sui cinque subtest di performance e ci dà informazioni sull’efficienza e l’integrità dell’organizzazione percettiva del soggetto, sulla sua abilità di ragionamento non verbale, sulla sua capacità di astrazione e di elaborazione del materiale visivo.

Una discrepanza di 20 punti o più, tra Q.I. verbale e Q.I. di performance, viene chiamata differenza abnorme; essa va necessariamente valutata perché rappresenta un dato clinico estremamente importante.

In genere, un Q.I. verbale maggiore del Q.I. di performance si riscontra in persone con alto grado di istruzione. In ambito clinico questa condizione è stata ritrovata in soggetti con problemi di coordinazione motoria, con danno cerebrale all’emisfero destro o bilaterale, e in persone con disturbi di tipo schizofrenico o depressivo.

La presenza di un Q.I. di performance maggiore rispetto al Q.I. verbale, è stata riscontrata in persone che svolgono attività tecniche e lavori manuali. In ambito clinico, questa situazione è stata, invece, ritrovata in soggetti con danno all’emisfero sinistro, nel ritardo mentale lieve, nei dislessici, nei disturbi specifici dell’apprendimento e nei soggetti antisociali.

Ad ogni modo, come per tutti gli altri indici della WAIS-R, anche la differenza tra Q.I. verbale e di performance non può essere usata come un unico indice in base al quale formulare una diagnosi, ma solo come un elemento utile e sul quale generare delle ipotesi di lavoro.

C’è da dire, però, che il Q.I. non sempre correla positivamente con il livello di funzionamento sociale, emotivo ed affettivo. Sul piano clinico ci si trova spesso di fronte a discrepanze significative tra un elevato Q.I. ed un generale malfunzionamento nella vita quotidiana. È perciò necessario affiancare ad un tipo di analisi quantitativa ed oggettiva, anche un’analisi di tipo qualitativa delle risposte date al test, o delle prestazioni ad altri test non cognitivi.

Rorschach

Lo psichiatra svizzero Hermann Rorschach pubblicò nel 1921 la sua unica opera “Psychodiagnostik”, un volume in cui presentava la sintesi di più di dieci anni del suo lavoro con le macchie d’inchiostro.

La modalità d’indagine individuata da Rorschach (Rorschach, 1921) consisteva nel raccogliere le risposte spontanee delle persone di fronte a forme casuali; queste erano state ottenute versando delle gocce di inchiostro su un foglio di carta che, ripiegato, restituiva una figura praticamente simmetrica.

Tra le tante macchie sperimentate, ne scelse dieci in base a specifiche caratteristiche: dovevano essere simmetriche e mediamente complesse, con la proprietà di elicitare un’ampia gamma di risposte. Rorschach intuì, inoltre, che quelle stesse macchie potevano avere un contenuto evocatore specifico, che consentiva di indagare un’area specifica della personalità.

L’atteggiamento di ricerca che animava Rorschach lo spinse a somministrare il test a soggetti normali e patologici, in modo da osservare i diversi approcci delle persone nei confronti delle macchie.

Le Tavole sono tutte su fondo bianco e di diverso colore; in particolare, cinque sono nere con varie gradazioni di grigio, due sono nere e rosse e tre di vari colori pastello.

Durante la somministrazione, le Tavole vengono presentate secondo una sequenza standard e non è previsto un tempo definito per la raccolta del test; in linea di massima, esso può durare da un minimo di trenta minuti ad un massimo di novanta, a seconda della rapidità associativa, della produttività del soggetto e dell’abilità del somministratore.

La somministrazione prevede una prima fase di Raccolta delle Risposte ed una successiva di Inchiesta.

Nella fase di Raccolta, vengono trascritte le parole del soggetto il più fedelmente possibile, in modo da registrare non solo tutte le risposte, ma anche le verbalizzazioni che, il più delle volte, possono rivelare degli aspetti peculiari, siano essi tratti clinici o semplici atteggiamenti.

La fase dell’Inchiesta rappresenta la parte più complessa della somministrazione e fa leva sull’abilità e sull’esperienza del somministratore, il quale deve essere in grado di trarre certezze e chiarimenti riguardo alla molteplicità degli elementi che osserva. L’obiettivo è quello di indagare tutti i fattori che hanno permesso la produzione del percetto, in modo da consentire una corretta siglatura, ovvero, la trasduzione delle risposte del soggetto in un sistema di codifica, che dai tempi di Rorschach è andato ampliandosi e differenziandosi a seconda dei vari Metodi.

In Italia il Metodo di Carlo Rizzo ha avuto larga diffusione e aggiorna continuamente i dati normativi della popolazione italiana nelle risposte al test.

Gli elementi della siglatura sono organizzati in cinque categorie, ognuna delle quali indaga un aspetto importante della risposta: la Localizzazione, riguarda la parte della macchia interpretata; le Determinanti, gli elementi della figura che hanno favorito e determinato la risposta, come ad esempio la forma, l’impressione del movimento, il colore, il chiaroscuro o una qualsiasi combinazione di essi; il Contenuto, ciò che ha visto il soggetto; la Frequenza, la percentuale della presenza della risposta all’interno del campione normativo; le Manifestazioni Particolari, gli eventuali comportamenti di interesse clinico o relativi all’atteggiamento del soggetto rispetto al compito.

Le siglature di tutte le Risposte, variamente computate, confluiscono in indici che rappresentano misurazioni di specifiche caratteristiche psicologiche. Il confronto tra i valori che questi indici assumono nella prestazione del soggetto esaminato, e i valori medi ottenuti dalla popolazione di riferimento agli stessi indici, fornisce i dati fondamentali per l’elaborazione della psicodiagnosi. È importante sottolineare che la ricchezza e la potenza del Rorschach è basata sulla caratteristica statistico-formale del test: la valutazione del protocollo attinge principalmente alla capacità di dare risposte di qualità formale buona e allo scarto dei valori specifici degli indici da quelli di riferimento.

La trasduzione delle siglature in indici è comunemente chiamata Psicogramma o Specchio dei Computi.

LO SPECCHIO DEI COMPUTI RORSCHACH

Nell’Area Cognitiva vengono riportati tutti gli indici utilizzati per l’analisi dell’intelligenza quantitativa - qualitativa del soggetto, in particolare si prende in esame: la velocità delle interpretazioni, l’esame di realtà, la precisione del pensiero, le attitudini cognitive, la capacità di dar fondo a tutte le proprie energie, il convenzionalismo, il ventaglio degli interessi e l’adattamento al contesto culturale di appartenenza. L’analisi di ogni specifico indice va letto in un quadro generale che conferma o meno un valore attribuito. Infatti, la presenza di alcuni elementi diventa una risorsa per il soggetto, solo se associata a una capacità di dominare le proprie proiezioni, mediante la produzione di risposte di buona qualità formale.

L’Area Affettiva raccoglie tutti gli elementi che definiscono il funzionamento della sfera affettiva.

In particolare il Tipo di Vita Interiore, o Erlebnistypus, mette a confronto le potenzialità introversive e quelle extratensive; si tratta di un continuum bidimensionale, in cui compaiono tutte le condizioni possibili, con differenze anche di sfumatura, di un rapporto tra la capacità di autocontrollo, stabilità, da una parte ed empatia e scarica affettiva, dall’altra. Il confronto, poi, dei due Tipi di Vita Interiore, primario e secondario, permette di chiarire se il soggetto si trova in una fase di vita evolutiva, statica o involutiva. Altri indici danno informazione riguardo alla reattività del soggetto di fronte a stimoli affettivi, siano essi pulsionali (II, III) o sociali (VIII, IX, X). Gli Indici di Autocontrollo e Impulsività, letti in una relazione circolare, informano sulla modalità del soggetto di gestire gli impulsi.

Il confronto delle prestazioni alle varie tavole (Nere/Colorate - I/II Metà), permette di osservare e misurare la performance in relazione agli stimoli affettivi e non, nonché la continuità del rendimento. In linea di massima, una caduta della performance nelle Tavole Colore indica un funzionamento nevrotico del pensiero, legato a problemi relazionali, mentre, un cedimento nelle Tavole Nere indirizza verso ipotesi di ordine strutturale. Il confronto tra le due metà del test valuta l’eventuale ansia di prestazione, o l’influenza della stanchezza. Quindi, questo confronto individua la funzionalità dei meccanismi difensivi sotto stress, ed è considerato un buon indice prognostico.

L’analisi dei Contenuti fornisce informazioni sugli interessi della persona, sulla eventuale stereotipia del pensiero (eccesso di risposte animali), sulla qualità delle relazione interpersonali (quantità e qualità delle risposte umane), sui differenti stadi evolutivi del pensiero o differenti caratteristiche di personalità: ad esempio, alcuni tipi di risposte evidenziano la presenza di caratteristiche infantili, mentre altre mettono in evidenza una problematica con l’affettività che si mostra fredda e distaccata.

Nell’analisi degli Choc e delle Manifestazioni Particolari è possibile ritrovare elementi qualitativi importanti per identificare i tipi di meccanismi difensivi utilizzati, per valutare il senso di realtà e per definire particolari aree investite di complessità.

L’analisi delle Prove Supplementari, inoltre, permette di sciogliere i dubbi riguardo la siglatura e di arricchire la psicodiagnosi. In modo particolare, la Pinacoteca, in cui si chiede al soggetto di dare un titolo a ogni Tavola, funziona come immediato retest, che permette di verificare la capacità del soggetto di far uso di un pensiero teorico globale e indagare la costanza delle prestazioni, valutando un eventuale miglioramento, che farebbe riferimento all’abilità di gestire l’ansia, o un cedimento, che indicherebbe una caduta dei meccanismi di difesa.

Per quanto attiene alla trattazione specifica di questo capitolo, possiamo riassumere le informazioni utili alla diagnosi differenziale che si possono raccogliere da un protocollo Rorschach:

  • la presenza e prevalenza di energie immature o velatamente minacciose che possono, nella condizione attuale della persona, superare la quantità e qualità di controllo emozionale su di esse;
  • la struttura dell’Io, valutata in funzione della capacità di un contenimento energetico, della presenza di tratti di dipendenza, delle tendenze alla rigidità e coartazione;
  • il livello di reattività verso gli stimoli emozionali e i tratti di scarso controllo su di essi o difficoltà in situazioni emozionalmente stimolanti;
  • la tendenza alla negazione dei bisogni affettivi che potrebbe comportare problemi di adattamento;
  • il livello o stato di emotività disturbata;

Attraverso la valutazione di questi numerosi aspetti della configurazione dinamica di personalità emersa dal test, si è generalmente in grado di discriminare, dunque, la presenza di un Disturbo di Personalità stabile, che possa giustificare il profilo osservato, differentemente da una condizione derivante da stressors psicosociali.

L’ M.M.P.I.-2

Il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI) (Hathaway e McKinley, 1943) è un test di personalità che ha la struttura di un questionario autosomministrato a risposta binaria. Agli item, che riguardano una grande varietà di argomenti, è possibile rispondere contrassegnando la “V” (vero) o la “F” (falso) che seguono ogni frase.

La versione aggiornata (MMPI-2) del test è composto da 567 item, che mediamente comporta per il soggetto esaminato un impegno di circa un’ora e mezza.

La validità e l’attendibilità dei risultati del test dipendono dalle capacità cognitive del soggetto: il livello di istruzione (che deve essere almeno a livello di scuola media inferiore), le capacità di comprensione del contenuto degli item, le capacità di attenzione e di concentrazione, che oltre alla comprensione possono inficiare l’accuratezza della registrazione delle risposte.

“È di estrema importanza che il somministratore del test stia attento alla presenza di una o più condizioni quali: limitata acuità visiva, dislessia o afasia semantica, disturbi dell’apprendimento, intossicazioni da droghe o alcool, stati di astinenza da farmaci o droghe, reazioni di tipo tossico ad agenti infettivi o deliri dovuti a cause organiche, disorientamento causato da lesioni o traumi cerebrali, stati confusionali conseguenti a crisi epilettiche, danni neurologici derivanti da prolungate somministrazioni di farmaci, stati confusionali durante episodi catatonici o allucinatori, marcato rallentamento psicomotorio nelle depressioni maggiori, estrema distraibilità in stati maniacali. Ognuna di queste situazioni determina alterazioni dell’esame di realtà, limitando le capacità del soggetto di far fronte a richieste relativamente semplici, quali quelle di leggere gli item dell’MMPI-2 e di registrare le risposte.” (Hathaway e McKinley, 1997, pag.20).

La somministrazione e la correzione dell’ MMPI-2 sono relativamente facili e semplici, mentre la sua interpretazione richiede un alto livello di competenza sia sul piano psicometrico che clinico.

Lo scoring può essere effettuato sia mediante computer che manualmente. Per il calcolo dei punteggi grezzi che concernono le scale di validità, cliniche e di contenuto, ci si avvale delle apposite griglie di correzione da applicare manualmente sul libretto per la raccolta delle risposte, o di programmi di elaborazione automatica specifici distribuiti dall’editore del test. Mediante tabelle di conversione o di stampati predisposti, i punteggi grezzi vengono trasformati in punteggi temperati (punti T) e visualizzati graficamente tramite un diagramma che fornisce un riassunto visivo delle elevazioni delle scale.

I punti T sono il risultato di una equazione che fa sì che la media ottenuta dal campione normativo ad ogni determinata scala corrisponda a 50, mentre il punteggio di 65, che viene considerato il cut-off oltre il quale si evidenzia una tendenza patologica, corrisponde al 92° centile della distribuzione dei punteggi grezzi nella stessa popolazione di riferimento.

LE SCALE DI VALIDITÀ

Un problema fondamentale dei questionari di personalità è costituito dalla facilità con cui potrebbero essere inficiati da chi ne avesse interesse, rispondendo in modo non veritiero o anche con non sufficiente attenzione. Per ridurre questo pericolo, sono state messe a punto delle misure della validità dei risultati mediante apposite scale.

  • L (Lie). Questa scala è volta ad individuare la tendenza a dare una immagine di sé migliorativa. Da ciò potrebbe derivare un abbassamento dei valori riscontrati alle scale cliniche.
  • F (Infrequency scale). La scala F rileva sintomi poco frequenti nella popolazione generale, ad es. sensazioni bizzarre, pensieri insoliti, esperienze strane, ecc. L’elevazione di questa scala, pertanto, costituisce un indice approssimativo di disagio psicologico.
  • Fb (Back F). La scala FB è composta da item, selezionati specificatamente per la versione 2 del MMPI con criteri analoghi a quelli utilizzati per la scala F per estendere il tipo di valutazione compiuto dalla scala F alla seconda parte del test.
  • K (Correction). è una scala creata empiricamente per individuare le difese messe in atto da quelle persone che pur riportando una psicopatologia significativa ottengono punteggi normali nelle scale cliniche. Essa è principalmente una scala di validità, ma fornisce informazioni anche sulla forza dell’Io, sul contatto con la realtà, sulle capacità di coping, sulle difese, sull’attenzione e sull’atteggiamento verso il test.
  • Non So (?). è una scala costituita dal numero di item a cui il paziente non dà una risposta, o a cui dà entrambe le risposte “vero” e “falso”. Fino a 5 omissioni il test rientra nel range della normalità.

Se l’omissione riguarda anche soli 10 item può causare una distorsione nell’elevazione delle scale; l’omissione di più di 30 item rende il test non valido.

VRIN (Variable Response Inconsistency Scale). La scala VRIN misura la tendenza a rispondere senza considerare il contenuto dell’item. È composta da coppie di item che hanno contenuto simile o opposto. Un numero elevato di risposte incoerenti va attribuito, pertanto, alla difficoltà di capire le domande più che alla mancanza di collaborazione da parte del soggetto, e ciò può rendere il profilo non interpretabile.

TRIN (True Response Inconsistency Scale). La Scala TRIN valuta la tendenza a rispondere in maniera incoerente agli item che dovrebbero avere risposta coerente, inoltre considera la tendenza a fornire un tipo di risposta (vero o falso) in modo indiscriminato, senza dare attenzione al contenuto dell’item. Il punteggio della scala TRIN è accompagnato dalla lettera “V” o con una “F” che indicano la direzione dell’incoerenza alla risposta .

Per entrambe le scale di incoerenza, un punteggio T uguale o superiore a 80 rende l’incoerenza evidente; tra 70 e 79 il punteggio va considerato a rischio.

LE SCALE CLINICHE (O DI BASE)

L’inventario Minnesota ha trovato la prima applicazione nella misurazione di tratti patologici riferibili a specifiche sindromi cliniche. La selezione di item in grado di differenziare soggetti normali da specifici gruppi clinici ha dato vita alle scale cliniche. In seguito si è riscontrato che queste scale, più che essere indicative dell’appartenenza dell’esaminando ad una categoria psichiatrica, mettevano in evidenza variabili psicologiche coinvolte in quelle sindromi di cui prendono il nome.

  • Hs (“Hypochondriasis” = Ipocondria): sintomatologia somatica non specifica, preoccupazione generale per il proprio corpo e la propria salute, ma anche egocentrismo;
  • D (“Depression” = Depressione): depressione sintomatica, pessimismo estremo, disperazione, basso tono dell’umore, perdita di interesse per la vita, bassa autostima, ma eccessivo senso del dovere e intrapunitività.
  • Hy (“Hysteria” = isteria): disturbi sensoriali o motori per i quali non è stata riscontrata nessuna base organica; specifici disturbi fisici o stati di agitazione; ma anche negazione di problemi psicologici, mancanza di ansia sociale.
  • Pd (“Psychopatic deviate” = deviazione psicopatica): quadro psicopatologico caratterizzato da mancanza di controllo emotivo, disinteresse per le norme sociali e morali di condotta, aggressività e incapacità di stabilire rapporti interpersonali.
  • Mf (“masculinity-femininity” = mascolinità/femminilità): non è considerata una scala clinica in senso stretto; gli item riguardano reazioni emotive, interessi, atteggiamenti che di solito differenziano uomini e donne.
  • Pa (“paranoia” = paranoia): sintomi paranoidi, ipersensibilità nei rapporti interpersonali, sospettosità, idee di riferimento o di persecuzione.
  • Pt (“psychastenia” = psicastenia): stati generalizzati d’ansia e preoccupazione, atteggiamento autocritico in caso di insuccesso, controllo dei propri impulsi, fobie, comportamenti caratterizzati da sentimenti di colpa e incapacità decisionale e fanno riferimento all’attuale designazione di disturbo ossessivo compulsivo.
  • Sc (“schizophrenia” = schizofrenia): il contenuto degli item riguarda una ampia varietà di idee, convinzioni, esperienze e percezioni insolite che sono caratteristiche di tali pazienti. Include anche episodi di delirio e di allucinazione.
  • Ma (“hypomania” = ipomania): prende in considerazione aspetti comportamentali e caratteristiche psicologiche connesse con disturbi maniaco-depressivi. Gli item si riferiscono a ambizione eccessiva, estroversione ipereccitabilità emotiva, elevati livelli di aspirazione.
  • Si (“social introversion” = introversione sociale): gli item riguardano livelli crescenti di timidezza sociale, tendenza all’isolamento e all’introversione, sentimenti di inferiorità. Anche questa scala, così come la scala 5, non è una scala clinica in senso stretto.

LE SCALE SUPPLEMENTARI

Il MMPI-2 è un sistema aperto, che consente agli studiosi di individuare insiemi di item (scale) capaci di misurare nuovi tratti o caratteristiche di personalità. Le scale supplementari sono state sviluppate nel corso della storia del test proprio a questo scopo.

Sebbene nella letteratura ormai siano disponibili decine di scale di questo tipo, per l’edizione italiana del test sono disponibili le seguenti:

  • O-H (ostilità ipercontrollata): questa scala è una misura della capacità di tollerare situazioni frustranti. Tuttavia persone con punteggi elevati possono anche avere risposte aggressive esagerate pur in assenza di una esplicita provocazione.
  • MDS (scala di disagio coniugale): indaga la qualità della relazione di coppia mettendone in evidenza un eventuale disagio e la presenza dei contrasti.
  • PK (scala di Disturbo Post-Traumatico da Stress): mette in evidenza la presenza di stress acuto.
  • MAC-R (scala MacAndrew di alcoolismo rivista): misura la propensione generale verso la dipendenza da sostanze e non solo dall’alcol.
  • APS (scala di tossicodipendenza potenziale): individua la presenza di caratteristiche psicologiche associate a dipendenza da sostanze. Nessun item infatti contiene riferimenti espliciti all’abuso di alcool o di droghe.
  • AAS (scala di ammissione di tossicodipendenza): contiene esplicitamente item che fanno riferimento all’abuso di sostanze tossiche.

LE SCALE DI CONTENUTO

La versione 2 del test, ha introdotto 15 nuove scale, denominate di “contenuto”. Queste scale hanno dimostrato la loro validità nel descrivere e nel predire aspetti specifici della personalità o del funzionamento sociale, grazie anche al loro contenuto omogeneo.

  • ANX (ansia): misura la presenza di sintomi d’ansia: tensione, disturbi del sonno, preoccupazioni e scarsa concentrazione. Le persone con alti punteggi a questa scala sembrano consapevoli del loro disagio e lo ammettono senza difficoltà.
  • FRS (paure): la persona con un elevato punteggio a questa scala manifesta molte paure specifiche.
  • OBS (ossessività): chi ottiene alti punteggi manifesta grande difficoltà nel prendere decisioni, la tendenza a rimuginare eccessivamente. I cambiamenti li rendono inquieti e possono riferire comportamenti compulsivi come ad esempio collezionare cose senza valore.
  • DEP (depressione): punteggi elevati in questa scala caratterizzano le persone con pensieri significativamente depressivi. Queste persone riferiscono di sentirsi malinconiche, incerte sul proprio futuro, indifferenti verso la vita. Sono infelici, piangono facilmente, possono riferire pensieri di suicidio o desiderio di morire.
  • HEA (preoccupazione per la propria salute): le persone con alti punteggi sono preoccupati per la propria salute e presentano problemi somatici a diversi livelli.
  • BIZ (ideazione bizzarra): questa scala riguarda contenuti connessi a processi di pensiero di tipo psicotico. Questi soggetti possono riferire allucinazioni uditive, visive o olfattive e riconoscere che i loro pensieri sono strani e peculiari.
  • ANG (rabbia): misura la difficoltà nel controllo della rabbia. Le persone che ottengono un alto punteggio tendono ad essere irritabili, insofferenti, scontrose, impulsive.
  • CYN (cinismo): misura la tendenza alla misantropia, al sospetto e alla diffidenza, anche nei confronti delle persone vicine.
  • ASP (comportamenti antisociali): gli individui con alto punteggio riferiscono comportamenti e atteggiamenti antisociali che potrebbero averli portati ad avere problemi con la legge.
  • TPA (tipo A): descrive persone ipermotivate, impulsive, irritabili, impazienti, che danno molta importanza al successo sul lavoro.
  • LSE (bassa autostima): punteggi elevati in questa scala indicano persone con autopercezione negativa, bassa stima e atteggiamenti negativi nei confronti di se sé stessi.
  • SOD (disagio sociale): le persone con alto punteggio nella scala SOD, quando sono tra la gente si sentono imbarazzate e inadeguate, per cui preferiscono stare per conto proprio.
  • FAM (problemi familiari): misura la tendenza a trovarsi a disagio all’interno della propria famiglia, che viene descritta come priva di amore e litigiosa.
  • WRK (difficoltà sul lavoro): evidenzia la presenza di scarsa fiducia in sé stessi, difficoltà di concentrazione, ossessività, tensione, difficoltà nel prendere decisioni, fattori questi che possono contribuire a prestazioni lavorative scadenti.
  • TRT (indicatori di difficoltà di trattamento): è connessa con atteggiamenti negativi verso il cambiamento e l’accettazione di aiuto da parte degli altri.

Nel caso in cui dovessero esserci contraddizioni, allora il clinico dovrà riuscire ad integrarle in un quadro coerente.

Nel contesto della valutazione del danno psichico da costrittività organizzativa e mobbing, sono interessanti i rilievi emersi ad alcune scale che consentono in particolare di verificare la presenza di:

  • Ansia: il livello di stress, disagio o stato emotivo turbato e sintomi generali di ansia, problemi somatici, difficoltà di sonno e concentrazione;
  • Repressione: il livello di convenzionalità, sottomissione e tendenza ad evitare situazioni spiacevoli;
  • Preoccupazioni per la salute: espresse con lamentele circa sintomi fisici su tutto il corpo;
  • Ostilità ipercontrollata: intesa come capacità di tollerare la frustrazione;
  • Disturbo da stress post-traumatico;
  • Rabbia, in termini di problemi di controllo della rabbia;
  • Bassa autostima, caratteristica di persone con bassa opinione di sé;
  • Difficoltà di lavoro, compresi eventuali contrasti sul lavoro;
  • Disagio sociale, il disagio a stare in gruppo;
  • Personalità di Tipo A: configurazione di personalità ipermotivata nel contesto lavorativo e per questo suscettibile di maggiore stress ambientale.

Tesi Psicologia Giuridica e Criminologia

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Pericolosità sociale
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